Novembre 2, 2009...1:27 pm

Un’Intervista speciale: La Tv vista dall’interno.

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Il mondo della TV è un mondo contorto, stratificato e per me oscuro. Le uniche volte che fruisco di un prodotto Tv lo recupero sul Web, per esempio AnnoZero o qualche pezzo di satira dal programma della Dandini “Parla con me” e poco più. Certamente la TV non ha la mia simpatia, tuttavia è una realtà con cui confrontarsi per cercare di capire cosa ci sia di sbagliato o  nella televisione. L’occasione viene da una splendida chiacchierata che poi è diventata un’intervista con un ragazzo che si occupa proprio di Televisione per lavorare. Alle mie domande si è mostrato arguto e cortese e lo ringrazio per avermi permesso di pubblicare il resoconto della nostra discussione. Per motivi di riservatezza il nostro interlocutore non verrà nominato.

Max rispondo alle tue domande, ma sia ben chiaro però: non sono Aldo Grasso e nemmeno Enrico Menduni. Quanto affermato non ha alcuna valenza scientifica e nessuna autorevolezza accademica o professionale, ma è solo l’impressione di un giovane (manco troppo ormai…) “addetto al settore” che consosce il campo attraverso uno studio (tra l’altro superficiale avendo frequentato la facoltà di Scienze della Comunicazione  alla Sapienza di Roma) e una minima esperienza diretta nel campo. Detto questo poni pure le tue domande.

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Jamie Hammer

Sei entrato per caso in questo ambiente o avevi aspirazioni in tal senso?

Sono arrivato piuttosto consapevolmente, pensando di conoscere abbastanza il mezzo che stavo approcciando. Del resto il corso di studi che ho intrapreso (scienze della comunicazione), per quanto qualitativamente carente dal punto di vista della didattica, mi ha fornito di strumenti sufficientemente efficaci per comprendere l’ambito. Ho sempre avuto una forte passione per la divulgazione storica, scientifica e naturalistica. Appena uscito dall’università, invece di mandare mille curricula a caso, ho focalizzato il bersaglio, mandando pochi, miratissimi, curricula alle società televisive che si occupavano di divulgazione storica. Ora lavoro in una società che fondamentalmente si occupa di quello che comunemente viene definito “intrattenimento di qualità”, ovvero: documentaristica, approfondimento politico, giornalismo d’inchiesta ecc ecc.

Illustraci per sommi capi di che cosa ti occupi.

Sostanzialmente sono un redattore. Mi occupo di cercare le storie, scandagliare archivi, redigere quei testi che – una volta vagliati e rielaborati in chiave narrativa dall’autore – andranno a costituire l’ossatura della delle singole puntate.

Facendo questo lavoro cosa hai scoperto sulla Tv che prima non sapevi?

Niente in più rispetto a quello che qualsiasi spettatore attento e con un forte senso critico possa già immaginare.

La televisione, in maniera molto più subdola di tanti altri media è in sintonia con il mainstreaming  culturale, economico e politico imperante. La televisione non è avulsa dal contesto nel quale opera, anzi ne è un ingranaggio fondamentale che funge da volano per l’accelerazione di alcune dinamiche. Lavora a livello inconscio, plasma le menti, dispensa morali, crea sistemi valoriali. Questo avviene soprattutto tra quelle fasce di pubblico più indifese perchè  sprovviste degli strumenti di decodifica dei “messaggi in codice”, apparentemente innocui a livello superficiale, ma estremamente efficaci a livello inconscio.

Cosa non ti piace del tuo lavoro (se c’è qualcosa)

Un ambito così cruciale per la manipolazione delle coscienze ha sempre bisogno di fedeli servitori.

Quello che detesto è l’asservimento totale e incondizionato alle volontà editoriali o politiche e le piaggerie verso i potenti in generale. Fortunatamente, non occupandomi direttamente di politica o attualità, finora, personalmente, non mi sono ancora imbattuto in situazioni di questo tipo.

Ami il mezzo televisivo?

Sono affascinato e al tempo stesso terrorizzato dalla potenza di influenza del mezzo.

L’uso che se ne fa oggi, soprattutto nel nostro sistema, è spesso “criminoso” come disse qualcuno… Questo è il lato che mi “terrorizza”.

Comunque credo e continuo a sperare nell’uso virtuoso della televisione, che si esprime attraverso l’intrattenimento di qualità, la divulgazione disinteressata, l’informazione non manipolata. Se alla mia età non avessi questa speranza, o chimera, dovrei ritirarmi sin da ora.

Sei mai stato censurato o hai visto episodi di “repressione”?

Le censure avvengono di sovente, gli autori firmano ai canali contratti che spesso li mallevano dalle conseguenze di azioni legali intraprese nei loro confronti. I canali, a loro volta, onde evitare grane di ogni tipo preferiscono aggirare i temi scottanti eliminando le scene o le parti compromettenti o passibili di denunce e querele. Da una parte, inserendosi in un’ottica commerciale, una censura di questo tipo da parte del canale è comprensibile anche se, per quanto mi riguarda, non giustificabile.

Poi ci sono le censure politiche, quello è un altro discorso…

Parlando della mia esperienza personale, la censura che ha subito un programma al quale ho lavorato è ancor più subdola e meschina. Parlavamo della liberazione violenta degli americani in italia nel 1943, delle fucilazioni, dei bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile con intenti esplicitamente terrosistici. Gli Yankees speravano che, seminando il terrore tra la gente, la popolazione italiana insorgesse contro quel Mussolini responsabile della guerra. Nella puntata inserimmo le immagini delle distruzioni e dei morti civili provocati dagli americani. Alla visione dell’episodio il broadcaster protestò dicendo che la liberazione degli alleati non poteva assumere certi toni dissacranti e violenti (come se la guerra si combattesse con le figurine). Ci  “invitarono” a sostituire le immagini dei bombardamenti e dei morti con quelle solite della distribuzione di cioccolata e sigarette, sventolii di bandiere a stelle e strisce e ali di folla festanti. L’immagine epica dell’epopea liberatrice americana, a distanza di 70 anni, non doveva e non poteva essere scalfita.

Secondo Te la Tv è il nuovo oppio dei popoli? Se sì in che misura?

L’informazione e il giornalismo televisivo sono forse rimasti l’oppio. I format attuali, al contrario, più che l’oppio sono le anfetamine. Sono i nuovi distorsori e esaltatori della realtà catodica e infondono manie di onnipotenza e chimere di successo.

La tv è diventata la scatola dei desideri, il pozzo delle meraviglie. In una società in cui il successo si misura in base alla notorietà e la gratificazione personale avviene attraverso il denaro, poiché esso  significa “qualità della vita”, viene da se che i programmi che promettono fama e soldi facili siano quelli più seguiti. Per tanti italiani il quiz preserale è la dimostrazione concreta che chiunque possa prima o poi far soldi aprendo un pacco. Una volta i quiz di Mike esaltavano le competenze dei concorrenti, oggi il culo è la discriminante della ricchezza. E’ fenomeno piuttosto noto che nelle lettere di ammissione a programmi a premi i candidati spesso alleghino foto di familiari portatori di handicap, radiografie diagnosticanti tumori, lettere di licenziamento o altre storie strazianti. Il “grande fratello” o gli “amici di maria” sono le nuove “stairway to haven”.  Credo che questo, senza aggiungere troppe altre considerazioni a carattere personale,  possa darti  il senso della misura.

A questo punto mi viene naturale chiederti come la Televisione abbia cambiato nel corso degli anni la sfera culturale del nostro paese.

Beh, è evidente che dal paternalismo di cui parlavamo prima si è passati ad un continuo e mirato appiattimento del linguaggio televisivo, che ha di pari passo appiattito il livello culturale del paese, favorendo l’ascesa politica di chi ha in mano questo potere mediatico enorme. Intrattenimento di bassa lega e tanta superficialità. Il mondo della politica non è estraneo a tutto ciò, le vecchie figure di politici arraffoni ma con un senso forte delle istituzioni, sono state sostituite dalle belle facce di soubrette e personaggi che in TV creano la loro fortuna politica. La TV rende simpatici e umani i volti che la popolano, prendi un La Russa, Fede o anche D’Alema, le prese in giro bonarie di cui sono “vittime” li fa conoscere e li rende familiari ai telespettatori.

Siamo in argomento, “VIdeocracy” il documentario di Erik Gandini, pluricensurato e osteggiato qui da noi, non mi ha trasmesso niente in più da sapere, muovendosi su un discorso narrativo leggerino e poco approfondito. Tu  lo hai visto? Che ne pensi?

No purtroppo devo ancora vederlo, ma penso che da quel che ho sentito quel documentario è più utile agli stranieri che a noi. Gli Italiani che come te si informano sulla Rete e sono più attivi nella ricerca delle informazioni, sanno chi è il Cavaliere, mentre all’estero adesso hanno cominciato a conoscerlo per quello che è realmente. Qualche anno fa veniva analizzato dalla stampa straniera ma sporadicamente e le persone comuni se ne interessavano poco. Ora sanno tutti che a Berlusconi piacciono le donne a pagamento e gli scherzi da trivio.

Ho sempre pensato che il linguaggio televisivo suoni spesso banale e distaccato rispetto a ciò che racconta. A te chiedo:ho ragione? Se sì perché?

I linguaggi televisivi sono molteplici, e variano sempre a seconda dei generi.

Alcuni programmi hanno sicuramente rivoluzionato il linguaggio nel proprio ambito. Mi riferisco  ad esempio a quelle trasmissioni che millantano di fare inchiesta o denuncia sociale,  vedi striscia la notizia, o alle sedicenti rubriche di approfondimento, vedi lucignolo. Questi due esempi incarnano la commistione tra informazione e intrattenimento, ciò che ne consegue è la banalizzazione dei fatti, non l’approfondimento.

L’intento di permettere la fruizione di programmi “pseudo-informativi” anche alle fasce meno scolarizzate attraverso la semplificazione e la banalizzazione del linguaggio rischia facilmente di assumere toni manipolatori.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama televisivo italiano?

Che in un mare di merda ci sono barlumi di speranza. Penso a report, penso ai tanti programmi di intrattenimento intelligenti diversi dal “grande fratello”, penso a taluni esperimenti di LA7 o mtv (che predicano bene, ma razzolano male…). Penso che l’avvento di un altro grande broadcaster privato come Murdoch (per quanto gran pezzo di merda n.d.a.) potrebbe essere fonte di pluralismo, stimolare la competizione, la crescita e la ricerca di nuovi linguaggi. Ci sono persone di grandissima professionalità e giovani di buone speranze. Mancano i soldi, non le capacità. Manca il coraggio delle scelte editoriali, non le idee autoriali. I pochi soldi disponili sono ancora riversati sui vari sanremo, domenica in, varietà del sabato sera. Parliamo di modelli di Tv vecchi di 50 anni! Sai quanto costa un sanremo? Sai quanto prende un presentatore per condurlo? Sai quanti non ne possono più di tanto vechiume e vedrebbero volentieri qualcosa di nuovo o alternativo? Non c’è la possibilità di cambiare e la possibilità non esiste perchè non esiste concorrenza. Abbiamo due poli televisivi che rappresentano il 90% del broadcasting italiano. Uno è in mano al presidente del consiglio e l’altro è in mano a Berlusconi. Allora quale pluralismo o concorrenza andiamo a cercare?

Guardi spesso la Tv oppure lo fai solo per “lavoro”?

Credo di guardare qualcosa come 2 ore a settimana e questo non è molto professionale. Però capisci bene che in un panorama come il nostro gli stimoli non sono molti. Preferisco farmi il mio personalizzatissimo palinsesto su internet o meglio ancora uscire e trattenere rapporti interpersonali reali… Guardo più volentieri il satellite. Gli americani, che dio li stramaledica, sono geniali nella parte “visual”, meno ferrati sui contenuti. Gli inglesi l’esatto contrario, fanno una tv pedagogica di altissimi contenuti ma di scarso appeal visivo. Noi, per le ragioni che ti dicevo sopra e apparte rari casi, né uno né l’altro.

Se avessi il potere di cambiare il modo in cui è gestita la Televisione in Italia agiresti o lasceresti tutto com’è?

Che domande… questa retorica D’Annunziana, per quanto a me cara, non ti si addice affatto…E’ ovvio che cambierei, bisogna però scindere due piani tra loro fortemente correlati. Uno è quello dei contenuti e dei linguaggi, l’altro è quello della riorganizzazione pluralistica del sistema televisivo italiano. Il primo è dipendente dal secondo. Nel momento in cui dovesse esistere un vero pluralismo televisivo anche il livello qualitativo dei contenuti ne uscirebbe fortemente rinvigorito, rinnovato e, perchè no, magari migliorato. Anche se, nel paese degli inciuci e del consociativismo politico, non mi stupirebbe affatto una riforma con il preciso intento di sortire un effetto “gattopardiano”. Per concludere, dovremmo smetterla di pensare che la tv italiana possa – o peggio ancora debba – mantenere toni paternalistici o peggio ancora assumere a chissà quali funzioni pedagogiche. Questo modello -  tipico della rai democristiana di Bernabei negli anni 50-60, ma caro anche alla sinistra, che vedeva nella massificazione della cultura, anche attraverso la tv, la panacea di ogni male e il mezzo necessario al superamento della stratificazione sociale – ha fatto sì che la televisione risultasse agli occhi di milioni di italiani   il sostituto delle istituzioni della socializzazione primaria, capace cioè di fare le veci della famiglia o della scuola. La Tv è un mezzo di intrattenimento e come tale va considerato. I luoghi deputati all’approfondimento, alla cultura o alla socializzazione sono altri. Certo, questo non vuol dire che l’intrattenimento non possa o non debba essere culturale o di qualità, e soprattutto non vuol dire che l’intrattenimento che ci meritiamo debba necessariamente essere il “grande fratello” o “amici di maria”. Ti lascio con una citazione da “Quinto Potere”:

Da quinto potere:

“Nessuno in buona fede puo’ negare che la televisione sia un’arma potenzialmente micidiale, capace com’è di insinuarsi in cucina, in salotto, in camera da letto, raggiungendo in un colpo solo milioni e milioni di persone.
Controllare le informazioni significa poter manipolare l’opinione pubblica, che è fondamentale in un sistema formalmente democratico; sembra banale e forse ovvio ma spesso lo si dimentica. E’ stato detto e ripetuto da analisti, politologi e giornalisti; è stato spiegato da filosofi come Popper, romanzieri come Orwell, politici come Goebbels.”



2 Commenti

  • Interessantissima intervista. Letta tutta con molta attenzione e curiosità e, devo dire che vanno fatti i miei più sinceri complimenti all’intervistato. Con parole chiarissime e sintetiche è riuscito a spiegare la televisione italiana, definendola per come realmente è. è evidente che oggi la televisione “dirige” inconsciamente le nostre menti, e se questa propone programmi mediocri, informazione mediocre l’italiano medio si attiene ad essa e la segue. In quanto a noi Max posso dire che , anche io come te, preferisco informarmi in Rete. Cercare informazioni precise su una cosa a cui sono interessato e non stare per forza dietro a quello che decide un direttore del Tg. Sopratutto non mi devo subire rubriche come “Gusto” o “Costume e società”. Bella cosa, complimenti sia a te che all’intervistato.


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